Maria Artini, seconda laureata in ingegneria al Politecnico di Milano.


Maria Artini

Maria Artini, nata a Milano nel 1894, era figlia del prof. Ettore Artini, docente di Mineralogia al Politecnico e direttore del Museo Civico di Milano. Molte delle prime laureate erano figlie di ingegneri professionisti e titolari di studi professionali, che erano in grado di offrire loro un impiego, e anzi in alcuni casi avevano bisogno di loro per portare avanti l'attività dello studio. Maria non era figlia di ingegnere, ma proveniva comunque da una famiglia in cui la cultura scientifica e tecnica era apprezzata e supportata, e in cui si sapeva bene cosa fosse il Politecnico.
Diversamente però dalla maggioranza degli ingegneri dei primi del Novecento, Maria non frequenta il Liceo classico, ma l'Istituto tecnico Carlo Cattaneo di Milano. In quegli anni, la scuola Carlo Cattaneo era considerata una scuola estremamente moderna, che non doveva essere un'istituzione professionale "d'arti e mestieri", ma "scientifica", per promuovere l'amore della scienza come mezzo di perfezionamento "delle arti e dell'industria" nazionali. Per acquisire le più recenti tecnologie, poi, doveva essere anche aperta alle lingue e alle culture straniere, per cui furono istituiti corsi facoltativi. La riforma Gentile del 1923 riporterà in primo piano la formazione di tipo umanistico, e questo ha forse caratterizzato la cultura scientifica e tecnica in Italia fino ai nostri giorni, nel bene e nel male.
Ma torniamo a Maria, che  si iscrive al Politecnico nel 1912 e si laurea nel 1918, scegliendo il corso di Ingegneria Industriale Elettrotecnica, frequentato in quegli anni anche da Carlo Emilio Gadda. Erano anni di grandi realizzazioni industriali. Basti pensare che fu realizzata la rete elettrica nazionale, e che l’illuminazione – pubblica e privata, nelle strade e nelle case - passò dalle lampade a gas a quelle elettriche.
Già allora – come succede oggi - le aziende cercavano di conoscere i giovani per invogliarli a lavorare presso di loro come dipendenti. In particolare Giacinto Motta, che è stato dirigente alla Edison e anche insegnante al Politecnico, si dava da fare per creare dei forti legami di collaborazione e per coinvolgere gli studenti, organizzando ad esempio gite di istruzione come quella documentata dalla foto4. E così Maria, una volta conseguita la laurea, inizia a lavorare presso uno studio professionale, ma soltanto per un anno. Nel 1919 viene assunta dalla Edison, già con la qualifica di dirigente. A quell'epoca la sede della Edison era in Foro Bonaparte ed era attiva la centrale di via di Santa Radegonda che forniva l'energia elettrica per illuminare Milano. Maria è stata la prima delle nostre laureate ad entrare in una grande azienda e a diventare dirigente. Contrariamente a quanto è accaduto in seguito, essere ingegnere allora era già sufficiente per fare carriera in una azienda, e questo valeva anche per le donne. Che in molti casi sceglievano la professione anziché la famiglia e non si sposavano, o per lo meno non avevano figli.
Noi però non abbiamo molte notizie sulla vita privata di questa ragazza, così carina nella foto conservata al Politecnico - forse scattata in occasione dell'iscrizione all'esame di laurea, come si usava. Si trova qualche traccia della sua vita professionale, e praticamente nulla di personale. La Edison recentemente ha voluto far vedere il suo impegno a favore delle bambine, pubblicando dei filmati e una bella campagna pubblicitaria. Sul sito, è citata anche Maria Artini, ma le notizie sono sempre e soltanto quelle poche che avevamo trovato anche noi nel 2013.
In rete abbiamo trovato anche una foto datata 2 agosto 1915 – questa però dovrebbe anche essere la data della sua morte. La foto fa parte di un lascito del marito, Leonardo Maggi, definito come benefattore dell'Istituto dei Ciechi di Milano. Sappiamo quindi che Maria si era sposata, ma non sappiamo a che età, e neppure se avesse figli. Non sappiamo nemmeno la professione del marito, e che conseguenze il matrimonio avesse sulla sua vita lavorativa.
Lavorando alla Edison, Maria tra l’altro contribuì alla creazione della prima linea elettrica italiana ad altissima tensione, la Brugherio-Parma, di 130 kW. Organizzò l’ufficio statistico del Gruppo e studiò la nuova rete a 220 kW. Ebbe anche un ruolo attivo all’interno dell’Associazione Elettrotecnica Italiana (Aei) e del Cei (Comitato elettrotecnico Italiano), e di questa sua attività si trova qualche traccia in rete. Scrisse diversi articoli scientifici, alcuni dei quali sono tuttora disponibili su internet, e partecipò a convegni anche all’estero.

Per noi, la sua opera più importante è l’associazione Aidia, che nasce proprio da un suggerimento di Maria Artini, che già nel 1948 aveva cominciato a interessarsi per promuovere relazioni personali tra le laureate in Ingegneria e in Architettura, con lo scopo di “coltivare le affinità e favorire la solidarietà umana e professionale tra persone che hanno in comune interessi spirituali, intellettuali e culturali”. L’idea di Maria Artini, morta troppo presto per poterla realizzare, diventa in seguito particolarmente importante per Emma Strada, che si era laureata a Torino – prima in Italia - nel 1908.

di Giovanna Gabetta