Storia

A tutte le donne che, da Emma Strada ad ogni ragazza di oggi, con la loro scelta si sono fatte interpreti di un cambiamento lungo, lento, difficile… ma autentico.
A tutte noi, che abbiamo dovuto accettare con un sorriso una cravatta come regalo di partecipazione alle conferenze internazionali, che abbiamo dovuto indossare l’elmetto sopra il chador …
Amelia Lentini, agosto 2013

AIDIA è un’associazione di donne professioniste pioniere nella promozione e nella valorizzazione della presenza femminile in ambiti lavorativi tecnico-scientifici.

La sua storia è quella delle sue socie, donne straordinarie fuori dagli schemi, che hanno saputo essere protagoniste dei loro tempi, favorendo l’affermazione di liberta culturali e di libertà di azione così importanti per le donne di oggi.

E’ negli anni 50 che la visibilità lavorativa delle donne diventa il simbolo della modernità del paese, così come oggi istituzioni e aziende si fregiano di “ gender equality actions”.

In quegli anni risultano iscritte agli Albi Professionali 148 donne laureate in Ingegneria e 147 in Architettura: 81 a Milano, 80 a Roma, 45 a Torino, 22 a Napoli, 17 a Genova, 6 a Firenze e a Palermo, le restanti in altri centri. E’ in questo panorama di numeri esigui, che Maria Artini (foto), prima donna ingegnere a lavorare in una grande azienda e pioniera delle donne dirigenti, inizia a interessarsi per promuovere relazioni personali tra le laureate in Ingegneria e in Architettura, con lo scopo di “coltivare le affinità e favorire la solidarietà umana e professionale tra persone che hanno in comune interessi spirituali, intellettuali e culturali”.

Per ricevere informazioni sul libro: AIDIAsegreteria@gmail.com.

L’iniziativa verrà ripresa nel 1955 dalle laureate in Ingegneria e architettura partecipanti alla Mostra della Meccanica di Torino., con la fondazione di un’Associazione, unica per tutta Italia che raccoglierà 40 adesioni, il 14% di tutte le laureate in Ingegneria e architettura di allora!

Le socie fondatrici sono donne moderne non solo per la scelta di una professionale “non convenzionale” , ma per la capacità di organizzarsi e la determinazione a farsi valere. Del resto, si tratta di contemporanee di Virginia Woolf!

L’Associazione Italiana Donne Ingegnere e Architetto – AIDIA – si costituisce formalmente nel 1957 avendo come obiettivi:

  • la promozione di scambi di idee a scopo culturale e professionale
  • la valorizzazione del lavoro delle donne nel campo della scienza e delle tecniche,
  • il favorire l’assistenza reciproca nel campo della professione,
  • il coltivare legami culturali e professionali con analoghe associazioni italiane ed estere.

Emma Strada (FOTO)fu la prima presidente dell’Associazione e si adoperò attivamente nelle manifestazioni culturali e sociali organizzate dalle socie. Durante il secondo Convegno Nazionale che si tenne a Torino, introdusse il tema del dibattito, “Affermazioni e possibilità delle donne nel campo della tecnica” e favorì l’organizzazione a Torino nel 1970 della “III Conferenza internazionale di Donne ingegneri e scienziate”, sostenuta dalle colleghe inglesi e americane del WES – Society of Women Engineers .

La conferenza si articola su due temi, uno a carattere tecnico: “Planning for Progress”, e uno a carattere sociale: “Women’s Professional and Family Dutees”. La Presidente Nazionale Adele Racheli Domenighetti con la Segretaria Nazionale Amour ( introducono la Conferenza sottolineando il ruolo insostituibile della donna non solo nella società ma anche nell’evoluzione tecnica e scientifica, per il benessere del genere umano.

In questo contesto si inserisce l’intervento molto significativo di Rita Levi Montalcini sulle “Donne e le professioni scientifiche“ incentrato sugli importanti contributi delle donne in campo scientifico e volto ad informare le ragazze sulle opportunità offerte dalle carriere scientifiche e tecniche assieme alle difficoltà vere e presunte. Insomma la scarsità delle donne in campo scientifico è un terribile spreco di talento. Inoltre la sensibilità delle donne alle ingiustizie, la pietà e la comprensione possono giocare un ruolo primario nel mondo tecnico-scientifico e nella società a beneficio di tutto il genere umano, formato appunto da uomini e donne.

La Conferenza perviene alla conclusione che il progresso civile della umana convivenza può essere favorito solo dall’uso responsabile delle conquiste scientifiche e tecniche. Tutte le convenute confermano che dedicheranno ogni impegno a tale scopo, sia nella vita professionale che familiare.

Gli anno 70 registrano incredibili passi avanti in campo tecnico-scientifico così come sul piano legislativo. Per quanto riguarda la situazione professionale delle donne ed i loro diritti e doveri in ambito familiare i problemi sono rimasti sostanzialmente gli stessi, i progressi sociali sono sostanzialmente frenati dagli stereotipi culturali. Soltanto nel 1977 si ha la Legge n°903 che sancisce la “Parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro, che vieta qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda l’accesso al lavoro, la retribuzione e la carriera”. Viene così sancita la parità formale tra uomini e donne nel mondo del lavoro.

In questi anni l’AIDIA, con l’organizzazione e la partecipazione attiva a molteplici eventi, fa una serrata azione di stimolo e di sensibilizzazione facendo sì che le leggi sulla parità nel mondo del lavoro per le donne diventino realtà.

L’Assemblea straordinaria del 1978 a Milano esalta la partecipazione dell’AIDIA alle Consulte Femminili, organismi di consultazioni delle Regioni, Provincie e Comuni, formate dall’aggregazione dei Comitati di Associazioni Femminili-CAF. Nel momento in cui il Governo centrale attua concretamente la costituzione delle Regioni, viene organizzato il Convegno “La Donna e le scelte politiche degli anni ‘70” che avanza la proposta politica di utilizzare le organizzazioni femminili come supporto sociale alle Regioni. La proposta viene accolta immediatamente ed in diverse forme negli statuti Regionali, seguono le Consulte Provinciali e Comunali. Le sezioni AIDIA di Torino, Milano, Genova e Napoli cominciano subito a collaborare attivamente con le Consulte Regionali e Provinciali locali ottenendo una adesione nutrita non solo delle socie ma anche della popolazione civile.

Negli anni 80, l’informatizzazione diventato tema di attualità, sia nel mondo del lavoro che in ambito domestico, è molto sentito in AIDIA che lo affronta prima in riunioni nazionali, in riunioni di sezione, e in Conferenze-dibattito. Come sottolineato dalla presidente di allora l’AIDIA rappresenta un “momento di incontro costruttivo e di scambio di conoscenze, informazioni, esperienze comuni tra donne impegnate in attività tecniche e culturali.”

Donne che discutevano allora di quanto oggi è realtà.

Il 10 aprile del 1991 viene approvata la legge 125, chiamata legge delle pari opportunità tra uomini e donne, che, a detta dei giuristi, dovrebbe cambiare l’immagine della donna che lavora, segnando il passaggio tra la parità formale e quella sostanziale. La legge intende favorire, attraverso una diversa organizzazione del mondo del lavoro, l’equilibrio tra responsabilità familiari e professionali e una migliore ripartizione di queste tra i due sessi.

Un’ottima opportunità offerta alle aziende per effettuare una valutazione sulla situazione di parità al proprio interno facendo un’analisi sostanziale ed attivando processi di cambiamento che, sia nell’organizzazione aziendale che nelle prassi di tutti i giorni, pongano l’accento sulla valorizzazione e sviluppo delle persone.

L’attività di AIDIA prosegue con l’analisi e la documentazione di come, nonostante le “azioni positive” e le “quote rosa” nei consigli di amministrazione e in politica, non si riesce a mettere fine alla maledizione del “soffitto di cristallo”, quella barriera a prima vista invisibile ma molto resistente che impedisce a tante donne di arrivare allo stesso livello economico e sociale degli uomini. Non si tratta infatti di un problema legato solo all’assenza di servizi adeguati di welfare, ma anche alla persistenza di stereotipi e di pregiudizi che devono ancora essere vinti.

PREMIO ROSA CAMUNA

Il 6 Marzo 1998 al palazzo della Regione di Milano la Prof. Elena Baj è insignita del Premio “Rosa Camuna” 1998. La premiazione è avvenuta con la seguente motivazione: “Per l’attività svolta quale massimo esperto europeo in campo professionale e per l’impegno sociale a favore delle pari oppurtunità”. 

L’attività di AIDIA degli anni 2000 è caratterizzata da una forte consapevolezza delle capacità di fare e d’influenzare le scelte professionali e sociali, le professioniste sono al passo con i tempi, usano e diffondono le nuove tecnologie e metodologie. Con il nuovo millennio gli orizzonti si allargano, si assiste ad un forte potenziamento dell’Associazione con la nascita di tante nuove sezioni sparse su tutto il territorio nazionale: Sezione del Tigullio, Venezia, Brescia, Caserta, Cuneo, Agrigento, Caltanissetta, Cosenza, Firenze, Cagliari, BAT e Latina. Si rileva un decisivo incremento nelle collaborazioni con le istituzioni italiane e gli organismi internazionali, in particolare europei.

In quest’ottica si inseriscomo:

  • La stesura della “Carta dei diritti della Bambina” (2013) che integra ed aggiorna il testo originario presentato ed approvato al IX° Congresso della Federazione Europea BPW (Business Professional Women) tenutosi a Reykjavik (Islanda) dal 21 al 23 agosto 1997.
  • Il progetto “MOMOWO – Women’s creativity since the modern movement” (2014). Un progetto pan-europeo ed interdisciplinare, no-profit e cofinanziato dall’Unione Europea come Programma “Creative Europe”. MOMOWO prende in considerazione le donne che lavorano nelle professioni progettuali di particolare rilevanza culturale e sociale, architettura, industria ed interior design, con lo scopo di condividere l’eredità lasciata da tutte quelle donne che sono state dimenticate dalla storia.

La storia della nostra associazione è sempre stata finalizzata all’impostazione di un nuovo modo di lavorare, più equilibrato e coinvolgente, che tenga conto dei punti di vista di tutti i professionisti, donne e uomini, che integri le varie professioni trasversalmente, che coinvolga la società civile.

In tanti anni di impegno e di attività, per noi donne ingegneri e architetti, in quasi tutti i campi è stata raggiunta la parità di diritto, la nostra associazione continuerà ad operare per far valere far valere la parità di fatto, come è giusto, nell’interesse collettivo.